Disabili cittadini "sprecati"
Giovedì 18 Marzo 2010 10:10
“Da Marsiglia ad Assisi. Dignità e cittadinanza reale della persona con disabilità”. Questo è il titolo del convegno che si terrà in data sabato 20 marzo nella sala conferenze dell’Istituto. Nel presentare l’Incontro P. Alfredo Avallone, assistente Spirituale dell’Istituto ha affermato che «… esiste la necessità di superare il “pregiudizio cognitivo” che ha portato ed ancora porta molti a considerare il tempo dedicato alle persone disabili mentali gravi “sprecato”».L’incontro, organizzato in collaborazione con l’Associazione Mediterraneo Senza Handicap, di cui il Serafico è partner, propone una Giornata Nazionale di Studio con presentazione degli Atti del IV Congresso Internazionale dal tema Dignità e cittadinanza reale della persona con disabilità, tenutosi a Marsiglia (Francia) dal 23 al 25 aprile 2009. Il programma della giornata si articolerà con degli interventi di specialisti, sia di strutture locali che di fuori regione, sulle tre grandi aree tematiche:
• La cittadinanza difficile
• La coscienza vulnerabile
• Dalla frantumazione dell’indifferenza alla partecipazione
Prima del convegno abbiamo voluto incontrare alcuni responsabili dell’Istituto, per tentare una riflessione che anticipi i temi della giornata e presenti alcune esperienze in atto al Serafico.
Padre Alfredo ha voluto inoltre sottolineare l’attualità del messaggio cristiano nella difesa dei diritti della persona disabile.
“In ogni momento della storia è stato presente l’impegno per la difesa della dignità del disabile, da parte dei cristiani in particolare. Oggi, in un momento in cui lo stato civile riconosce i diritti delle persone con disabilità, resta sempre attuale e mai scontata quella visione cristiana di uomo che ha mosso individui, istituti religiosi e movimenti in vista della difesa della vita umana sempre (dal concepimento alla morte). Se è vero, come è stato detto, che la crisi di oggi più che economica è crisi antropologica, continuare a difendere i diritti della persona disabile attraverso una sana visione dell’uomo è offrire la soluzione dei problemi di oggi: ogni persona, per quanto ferita (limiti sensoriali, fisici o intellettivi) ha una sua interiorità emotiva ed intellettiva ed una sua preziosità derivata dal fatto di essere “creatura di Dio”, dunque ricca di senso, sempre “persona” in quanto creata ad immagine di Dio.
Rispondendo poi alla domanda su quale modello educativo possiamo decifrare da questo messaggio per proporlo oggi alla società civile, alle istituzioni pubbliche e private, alle famiglie – ha affermato quanto segue.
“Nei giorni scorsi nel Convegno Nazionale su Catechesi e disabilità promosso dall’Ufficio Catechistico Nazionale, si è ribadito fortemente il riconoscimento della educabilità dei disabili e la necessità di superare il “pregiudizio cognitivo” che ha portato ed ancora porta molti a considerare il tempo dedicato alle persone disabili mentali gravi “sprecato”. L’educazione è “arte del cuore” e dunque “arte dello spreco” come solo il cuore sa fare, un cuore certo pensante (metodo educativo) ma un pensiero non mosso dal calcolo. Non c’è calcolo o guadagno nel servizio di Francesco di Assisi nei lebbrosari e del suo degno figlio Ludovico da Casoria con i bambini abbandonati… Non c’è stato calcolo e guadagno nell’attenzione di Gesù di Nazaret per i più emarginati della società come nel dono della sua vita sulla croce…”
Il direttore sanitario dell’Istituto, dott. Luigi Migni, rispondendo alla domanda “quali attenzioni tecniche e concrete in ambito clinico-riabilitativo sono adottate oggi al Serafico nel rispetto della dignità del ragazzo disabile?” ha espresso seguente pensiero.
“Il comportamento che adottiamo con i nostri ragazzi è valutato nella sua globalità e potenzialità con obiettivi ad personam. Non c’è forzatura nelle nostre operazioni, ed ogni singolo ragazzo ha una specifica serie di analisi personali proprio per cercare di rispettare le sue problematiche senza “standardizzarlo”. La più grande difficoltà, anche per gli educatori, è rappresentata dalla lentezza dei progressi perché a volte i cambiamenti sono talmente minimi ed impercettibili da necessitare di una capacità di osservare ed attendere che può mettere alla prova l’entusiasmo anche del più esercitato degli educatori e terapisti. Per questo noi ci esercitiamo ad un’osservazione ancora più attenta, per aiutare il ragazzo a mettere a frutto ogni proposta educativo-riabilitativa a lui rivolta. Non dimentichiamo mai che ogni ragazzo ha un proprio Io che va rispettato e questo sta al centro di tutto il nostro lavoro medico”.
La dott.ssa Fiammetta Marchionni (neuropsichiatra, responsabile della formazione e ricerca): “I progressi medici ci hanno reso molto efficaci a recuperare i neonati a rischio, o le vittime di accidenti traumatici, o di malattie degenerative, o genetiche, peccato che non ci sia altrettanta bravura ed attenzione alla ricerca ed organizzazione di metodi volti a migliorare la qualità della vita delle persone così “sopravvissute”, tanto meno si rileva attenzione politica a creare le condizioni per aiutare queste persone e le loro famiglie nella quotidianità. Incontri come questi servono soprattutto a dare voce ai disabili e richiamare l’attenzione sui bisogni reali e sulla opportunità anche socio-antropologica di investire sulla valorizzazione del loro potenziale residuo.
La D.ssa Marina Menna (fisiatra, direttore tecnico) : “ E’ fondamentale non ghettizzare i disabili, o marginalizzarli , magari con cura ed attenzione, come per una specie da proteggere; è invece urgente investire sulle loro potenzialità, grazie all’applicazione di metodiche e tecniche efficaci ed alla ricerca di tutte le strategie riabilitative opportunamente personalizzate perché anche essi diventino cittadini e portatori consapevoli di diritti: per questo è necessario pensare a soluzioni valide sul piano della prevenzione, degli interventi e delle politiche inclusive che abbiano al centro le persone e che esplicitino la potenzialità di ogni singolo disabile. Il convegno del 20 marzo quindi non sarà solo un momento di studio, ma anche una proposta di sensibilizzazione, con l’auspicio che da Assisi parta un forte messaggio di solidarietà e fraternità”.




