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Riabilitazione in acqua

Riabilitazione in acqua 

La Riabilitazione in acqua fa parte dei  protocolli terapeutici che l’Istituto Serafico utilizza per  i propri assistiti e per bambini provenienti dal territorio, registrando da parte di medici, terapisti ed educatori crescente consenso.
Con tale definizione si vuole intendere una proposta ampia dell’utilizzo dell’acqua che spazia da proposte educative ad interventi mirati riabilitativi.
Comunemente si tende ad usare termini quali idroterapia, idrokinesiterapia, ma essi risultano riduttivi in quanto esplicitano solo alcuni degli aspetti che invece l’accezione più ampia di riabilitazione in acqua comprende.
L’acqua, infatti, diventa il mezzo, lo strumento di intermediazione tra il terapista ed il paziente.
Nel caso di disabilità gravi diventa  strumento di relazione comunicativa.
Da qui la sua versatilità ad essere utilizzata in moltissime condizioni patologiche di pertinenza neurologica, ortopedica, cognitiva, comportamentale a diversa espressività disabilitante.
Questo giustifica la sua applicazione anche in casi di gravissime disabilità multiple con compromissione sensoriale visiva ed uditiva , come  quelle presenti all’interno dell’Istituto Serafico.
L’effetto terapeutico dipende da due fattori:
- dalle proprietà fisiche dell’acqua: pressione idrostatica, resistenza, temperatura
- dall’induzione di effetti nella sfera psico-affettiva del paziente con successivi positivi risvolti comportamentali
La pressione idrostatica, in virtù della Legge di Archimede, rende un corpo immerso meno pesante del suo peso reale, da qui la possibilità di favorire galleggiamenti o  movimenti al di fuori di gravità anche per casi molto compromessi funzionalmente, come gravi paralisi da lesioni cerebrali.
L’alleggerimento del peso in acqua fa sì che, dopo trauma, gli esercizi di carico e deambulazione possano riprendere molto presto e possa migliorare l’irrorazione e l’ossigenazione dei tessuti.
Si può abilitare o recuperare lo schema motorio del cammino prima di quanto si possa fare in palestra ottenendo una migliore e più precoce rieducazione al movimento.
L’acqua in cui è immerso un corpo oppone una resistenza al moto; tale resistenza è tanto più alta quanto più aumenta l’immersione del corpo; questo è molto utilizzato per il lavoro sull’esercizio muscolare isometrico o dinamico. L'acqua è infatti più densa dell'aria e per questo fornisce una maggiore resistenza al movimento. Grazie a questo principio possiamo rinforzare la muscolatura senza adoperare sovraccarichi e pesi aggiuntivi. Tale resistenza aumenta all'aumentare della velocità dei movimenti e alla superficie del segmento corporeo che vogliamo spostare.
Anche la temperatura è molto importante, possiamo dire fondamentale a fine terapeutico, induce effetti miorilassanti e sedativi se tra i 32° e i 34°, quale è latemperatura indicata per la riabilitazione ad immersione completa con effetti di miglioramento sul micro e macrocircolo.
Ci soffermiamo ora sugli effetti psicologici e di induzione comunicativo-relazionale.
Nel nostro Istituto ci sono bambini e ragazzi che per la loro menomazione visiva o uditiva sviluppano comportamenti di estrema chiusura relazionale.
Ebbene con l’acqua si rasserenano, mostrano con la mimica di essere o meno disposti al contatto corporeo, comunicano accettazione o rifiuto: con elementi di mimica o gestualità riescono a comunicarci bisogni ed emozioni.      
Nei gravi ritardati cognitivi la nostra esperienza ha rilevato che se c’è accettazione del “mezzo” acqua e si instaura una buon dialogo relazionale con il terapista, si arriva anche ad apprendere nuovi schemi motorio-prassici tramite guide tattili o uditive, ad acquisire regole, a sperimentare  condotte più evolute di autonomia personale quali quelle riferibili alle sequenze del “prima” e del “dopo” l’ingresso e l’uscità dall’acqua.

La nostra esperienza con i bambini nati prematuri.
In questo caso l’esperienza in acqua abbraccia elementi metodologici globali di neuropsicomotricità con promozione di coordinazione motoria globale, sviluppo affettivo-relazionale e progressiva rassicurazione della mamma, che durante le prime sedute può entrare in acqua con il bambino ed in seguito può osservare le graduali acquisizioni del proprio figlio.
Per poter effettuare tutto ciò è necessario un personale specializzato ed ausili idonei.
All’interno dell’Istituto lavora personale sanitario ed educativo formato per lavorare in acqua con utenti gravemente compromessi utilizzando sollevatori con guida a soffitto che non solo facilitano il trasferimento del paziente dalla carrozzina all’interno della piscina terapeutica, ma che permettono di farlo deambulare in acqua  attraverso appositi ausili aggiuntivi.
Oltre alle precedenti indicazioni terapeutiche, iniziando da specifici percorsi di riabilitazione in acqua, i nostri ospiti se in grado di acquisire abilità sempre più evolute, possono raggiungere importanti obiettivi nell’ambito delle opportunità di inclusione sociale.
E’ stato possibile per alcuni, infatti, trasformare l’attività  riabilitativa in senso stretto, in attività fisica adattata (AFA) e procedere fino alla tappa successiva che è quella della partecipazione sportiva.
Alcuni ragazzi non vedenti con associate altre disabilità, hanno potuto partecipare al circuito Special Olyimpics per la categoria “nuoto” . I risultati delle gare oltre che sulla socializzazione e partecipazione hanno mostrato per i nostri utenti “atleti” una ricaduta positiva sulla qualità della vita  e sull’evoluzione palese dei  protocolli di riabilitazione a loro riferiti.