Volontariato al Serafico
Il mondo del volontario è definito da tutti il terzo settore ma a conti fatti forse una delle maggiori forze che si dispone in territorio nazionale. In ogni sezione ci si rende sempre più conto della potenzialità del volontari, vero cuore pulsante dell’Italia. Anche l’Istituto Serafico può vantare di una fitta rete di volontari che fanno servizio più volte a settimane e che rappresentano un punto di riferimento per moltissimi operatori nonché degli “amici insostituibili” per molti ragazzi. E proprio per rendere partecipi i nostri sostenitori e lettori di tutte le nostre attività che si è deciso di fare due chiacchiere con una delle volontarie storiche dell’Istituto.
Da quanto tempo fai la volontaria presso l’Istituto Serafico? - Questo è il 15° anno che l’Istituto Serafico “mi ospita e mi accoglie” in veste di volontaria.
Prima di entrare in contatto con il Serafico sei stata in altre strutture che trattavano le disabilità? - No, per me è stata la prima esperienza in questo ambiente.
Che cosa rappresenta per te il volontariato? - E’ molto difficile rispondere, perché la risposta sarebbe cambiata nel tempo. Oggi posso affermare che fa parte della mia vita, dei miei sentimenti, è un tassello piuttosto grande che costruisce la mia persona.
In questo ultimo periodo si parla moltissimo del volontariato, soprattutto legato ai grandi eventi tragici come terremoti ed alluvioni, ma ci si deve ricordare anche di tutti quei volontari come te che operano in strutture sanitarie (anziani, disabili, bambini) e che lo fanno per tutto l’anno. Che cosa ti senti di dire? - Che è una grande forza, una risorsa, un’energia che aiuta a costruire un mondo migliore.
Che cosa provi ogniqualvolta passi del tempo con i ragazzi del Serafico? - Ora rischio di sembrarti una presuntuosa, cerca di capirmi, ma in quelle situazioni mi sento forte perché è li che ho imparato ad amare al di là di quanto avrei potuto sognare.
La tua emozione più grande? - La richiesta di attenzione e d’amore che ognuno di loro manifesta nelle più differenti modalità.
Che cosa ti senti di dire ad un giovane che è titubante e che vorrebbe entrare a far parte del mondo del volontariato? - Di non guardare “dal di fuori”, di superare con slancio fragilità ed emotività poiché quasi sempre il sostenere gli altri ci ripaga con il trovare il senso della nostra vita.
La tua giornata tipica quando fai “servizio” al Serafico come si svolge? - In questo periodo sono presente presso l’Istituto il mercoledì pomeriggio, faccio compagnia per qualche ora ad un ragazzo, sia partecipando alle attività ordinarie che fare qualche passeggiata in giardino quando il tempo lo permette. Poi vado il venerdì mattina presso i laboratori dove alcuni realizzano alcuni manufatti che però hanno bisogno di qualche piccola rifinitura.
L’ambiente sociale è molto duro. Un consiglio per chi fosse intenzionato ad avvicinarsi? - Di non farsi preconcetti, solo provando si possono capire le nostre potenzialità.
Quanto hai imparato da loro e che ti porti dentro da questa esperienza? - E’ scontato che vi risponda tanto, tantissimo, sono riuscita a mettere “l’altro” al centro del mio agire, a far si che il mio passo ed il suo abbiano lo stesso ritmo, mi sono ingrandita dentro, arricchita di nuovi punti di vista, ho imparato un nuovo modo per relazionarmi con la vita.
C’è molto pregiudizio ancora, soprattutto rivolto verso i disabili, perché pensi questo e che cosa ti senti di dire in merito? - Io non lo definirei pregiudizio, le persone, per cultura, per modo di vivere, sono molto concentrate su se stesse e delle disabilità preferiscono non accorgersene.
Un ultimo commento. Marzullo chiude le interviste con “Si faccia una domanda e sia dia una risposta”. Anche a te chiedo ciò. - La mia presenza è utile al Serafico? Non lo so, ma per certo so bene quanto abbia cambiato la mia vita ed il mio cuore.




