ASSISI – Scura in volto, attende con impazienza il suo turno pomeridiano di relatrice per parlare di come il vecchio governo Berlusconi ha calpestato la dignità e i diritti dei disabili. E’ Anna Banchero, responsabile del coordinamento tecnico interregionale delle politiche sociali della regione Liguria. E’ arrivata ad Assisi su invito dell’istituto Serafico che celebra il suo 140° anniversario di fondazione. Non c’è solo lei ad affrontare le prospettive future dei più deboli e fragili, ma tanti esperti e tutti cercano soluzioni possibili e sostenibili al problema. «Avere a che fare con un cucciolo, d’uomo o animale, che non sa parlare, camminare, non bada a se stesso, piange, sporca, danneggia… evoca –dice la neuropsichiatra Fiammetta Marchionni- nella massima parte delle persone tenerezza, senso di protezione, investimento sulle infinite possibilità di sviluppo futuro. Ma quando quel bambino è “rotto” e resterà tale, quando sarà un adulto ancora rotto e non saprà ancora parlare, camminare, danneggerà, piangerà, sporcherà… quali coinvolgimenti saranno possibili, e da parte di chi?». Ecco le preoccupazioni delle famiglie di tanti ragazzi gravemente disabili. Il loro lavoro di cura dura 24 ore su 24, 365 giorni l’anno senza soste nè riposo. Occorre, dunque, sensibilizzare –dicono gli organizzatori- gli operatori ad un lavoro
«multidisciplinare integrato attento e puntuale, che non trascuri aspetti di umanizzazione». Nella sala congressi di “Ora hotel cenacolo” ci sono i responsabili delle Asl e anche tanti giovani medici ad ascoltare e prendere appunti. L’attenzione è tutta focalizzata sulla gestione riabilitativa e sui rischi clinici del disabile grave con pluriminorazione. Quali sono i disagi delle famiglie? «Da alcuni dati di letteratura sociale -spiega la fisiatraMarina Mennea, direttore tecnico dell’istituto-l’aspetto più delicato che emerge è che l’offerta assistenziale, sanitaria, riabilitativa non vie ne ancora percepita come adeguata ai bisogni. Le problematiche individuali riguardano per lo più l’accesso ai servizi –tempi di attesa, barriere architettoniche-l’accoglienza negli stessi, le proposte progettuali che rischiano i perdere di efficacia e di appropriatezza, perché a volte troppo frammentate o, addirittura, non concretizzate per ragioni legate a logiche economiche». Ecco, perché occorrono protocolli per la gestione riabilitativa dei pazienti gravi. Il convegno di Assisi affronta da ieri quattro sessioni con autorevoli relatori e moderatori. La prima sessione affronta i rischi clinici, la seconda i percorsi metodologici, la terza il tema organizzativo-gestionale tra diverse realtà regionali e la quarta il dibattito e lo scambio di esperienze. «C’è anche la sessione pratica ed interattiva- spiega la dottoressa Mennea- con una visita guidata all’istituto Serafico attraverso la quale sarà possibile condividere le linee metodologiche e contenutistiche relative a percorsi clinico-riabilitativi per disabilità sensoriali e plurime». Ogni anno, il Serafico di Assisi accoglie circa 150 utenti provenienti da tutte le regioni d’Italia. Circa 70 sono stanziali. Gli ospiti sono bambini, ragazzi e giovani adulti, prevalentemente con deficit visivo di varia gravità. La giornata è scandita dalla frequenza della scuola, dei laboratori, delle attività di riabilitazione e dal tempo libero. Cosa si attende per il prossimo futuro dai contributi di questo corso di studi? Marina Mennea allarga le braccia:«Il nostro auspicio è quello di promuovere e stimolare sui temi delle metodologie di aggiornamento e approfondimento un percorso costruttivo all’interno della società scientifica alle quali apparteniamo, così come quello di poter avviare progetti di ricerca in collaborazione tra centri ed università. In altre parole, per accompagnare una persona con disabilità complessa nel suo percorso di vita, molti sono gli aspetti da considerare, ma essenziale è il riferimento ad un’antropologia forte, che tenga conto del valore dell’uomo nella sua essenza e lo sappia difendere. Questo è il nostro messaggio!».




