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Testimonianze

Mamma di Antonio

“Quando mi dicevano di allontanarmi da Antonio per un’ora, lo facevo; quando mi dicevano di metterlo sul passeggino per brevi percorsi, lo facevo; e quando mi dicevano di non dargli il latte se non mangiava la pastina, lo facevo. Si, lo facevo, perché sentivo di potermi affidare al Serafico.”

Giselda-Volontaria dal 1992

“Per stare accanto ai ragazzi ho imparato a fare silenzio dentro di me per poter cogliere ogni segnale e ogni espressione che queste creature esprimono. Essere accolta nella struttura mi ha arricchita di nuovi punti di vista e mi ha resa capace di un nuovo modo di relazionarmi con la vita. E’ qui che ho imparato ad amare al di là di quanto avrei potuto sperare. Il Serafico è semplice da descrivere: accoglienza, ambiente sereno e – al centro di ogni cura – i ragazzi piccoli e indifesi.”

Sandra – Terapista occupazionale

“Qui si comprende il valore della vita in tutte le sue forme e condizioni: mutevole preziosa e irripetibile. Ogni istante professionale o privato è scandito da gesti semplici o complessi sempre orientati al rispetto del rapporto umano.  Questa è una famiglia, non un semplice ospedale, per poter essere raccontato non va semplicemente visitato, va vissuto.”

Miguel-Educatore e Dipendente

”Nel lavorare al Serafico imparo ogni giorno l’importanza di “Essere Presente”. Per relazionarsi con i nostri ragazzi non servono tante parole né concetti ma è indispensabile “esserci”: i loro corpi, le loro mani, i loro volti sono una sfida al mio corpo, al mio tocco, alla mia voce e sguardo. La vita al Serafico nasconde un segreto: la grandezza delle piccole cose. La vita qui si gioca nei dettagli, in piccoli gesti e spazi, in momenti quotidiani quasi impercettibili. Ciò che distingue il nostro lavoro è riconoscere in ogni vita, anche se silenziosa e occulta, una Presenza che ha bisogno di essere voluta, ascoltata, curata e sostenuta. Vorrei che chi conosce il Serafico potesse dire: lì si impara a vivere.””

“Quando mi dicevano di allontanarmi da Antonio per un’ora, lo facevo; quando mi dicevano di metterlo sul passeggino per brevi percorsi, lo facevo; e quando mi dicevano di non dargli il latte se non mangiava la pastina, lo facevo. Si, lo facevo, perché sentivo di potermi affidare al Serafico.”

“Per stare accanto ai ragazzi ho imparato a fare silenzio dentro di me per poter cogliere ogni segnale e ogni espressione che queste creature esprimono. Essere accolta nella struttura mi ha arricchita di nuovi punti di vista e mi ha resa capace di un nuovo modo di relazionarmi con la vita. E’ qui che ho imparato ad amare al di là di quanto avrei potuto sperare. Il Serafico è semplice da descrivere: accoglienza, ambiente sereno e – al centro di ogni cura – i ragazzi piccoli e indifesi.”

”Nel lavorare al Serafico imparo ogni giorno l’importanza di “Essere Presente”. Per relazionarsi con i nostri ragazzi non servono tante parole né concetti ma è indispensabile “esserci”: i loro corpi, le loro mani, i loro volti sono una sfida al mio corpo, al mio tocco, alla mia voce e sguardo. La vita al Serafico nasconde un segreto: la grandezza delle piccole cose. La vita qui si gioca nei dettagli, in piccoli gesti e spazi, in momenti quotidiani quasi impercettibili. Ciò che distingue il nostro lavoro è riconoscere in ogni vita, anche se silenziosa e occulta, una Presenza che ha bisogno di essere voluta, ascoltata, curata e sostenuta. Vorrei che chi conosce il Serafico potesse dire: lì si impara a vivere.”

“Qui si comprende il valore della vita in tutte le sue forme e condizioni: mutevole preziosa e irripetibile. In tutto il Serafico si respira la normalità come caratteristica quotidiana del vivere la comunità e per la comunità. Ogni istante professionale o privato è vissuto e scandito da iniziative, gesti semplici o complessi sempre orientati al rispetto del rapporto umano Questa è una famiglia, non un semplice ospedale. Il Serafico per poter essere raccontato non va semplicemente visitato, va vissuto.”